Il tradizionale abito femminile cinese nel corso della sua lunga storia si è trasformato e adattato ai tempi, restando simbolo di eleganza, bellezza e sensualità
Quando si pensa all’abbigliamento cinese una delle prime immagini che si materializza è sicuramente quella dell’abito femminile caratterizzato da colori sgargianti, sete floreali dal tipico sapore orientale, lunghi spacchi laterali, colletto in stile coreano e bottoni che segnano una linea diagonale a partire dal collo. Si tratta del tradizionale qipao (o cheongsam in cantonese), il tradizionale abito femminile cinese, simbolo di eleganza, bellezza e sensualità.
Un vestito che ha una lunga storia e che, nel corso degli anni, ha saputo trasformarsi e adattarsi ai tempi, pur restando fedele al suo stile unico e inconfondibile.
La leggenda
La leggenda racconta che nei pressi del lago Jingbo vivesse una giovane pescatrice, dotata di bellezza, abilità e intelligenza. Trovando scomodi e non adatti alla pesca gli abiti lunghi e larghi che indossava, la ragazza pensò di cucirsi un vestito più pratico che le rendesse più agevole l’attività della pesca. Così realizzò un abito lungo, chiuso da una fila di bottoni, con dei profondi spacchi sui lati della gonna che consentivano di rimboccare la parte anteriore del vestito, rendendo i movimenti più facili. Da quando cominciò a portare quell’abito, la ragazza riusciva a pescare meglio. Era, quindi, molto soddisfatta dell’idea che aveva avuto, anche se mai avrebbe pensato che proprio quell’idea le avrebbe cambiato radicalmente la vita, portandole una grande fortuna.
Il giovane imperatore che guidava la Cina a quel tempo, infatti, fece un sogno in cui suo padre, ormai defunto, gli diceva che una bella pescatrice che viveva nei dintorni del lago Jingbo e indossava un lungo abito che si era cucita da sola sarebbe diventata sua moglie. L’imperatore rimase molto colpito dal sogno e dalle parole proferite da suo padre e, al risveglio, mandò i suoi uomini a cercare questa giovane pescatrice misteriosa. La trovarono proprio nel luogo indicato nel sogno, così l’imperatore la sposò, la portò a vivere a corte, dove lei continuò a indossare il suo qipao. Presto tutte le donne manciù seguirono il suo esempio e cominciarono ad imitare il suo abito, che in poco tempo divenne di moda in tutta la Cina.
La storia
In effetti, il qipao affonda le sue radici proprio tra i manciù. Anche se già nel periodo della dinastia dei Zhou occidentali, circa 3000 anni fa, veniva utilizzato un abito tubolare con collo e maniche, che può essere considerato l’antenato del qipao. Quando poi nel XVII secolo Nurhachi, proclamatosi imperatore della Manciuria, arrivò a Pechino con le sue truppe, rovesciò la dinastia Ming e fondò la dinastia Qing, nei palazzi reali, uomini e donne indossavano delle tuniche di seta, larghe e dritte, con maniche lunghe e collo alto, lunghe fino alla punta dei piedi. Erano i primi modelli di qipao, concepiti inizialmente per dissimulare le curve femminili. Lontani da quelli conosciuti oggi e, con il passare del tempo, diventati talmente in voga da riuscire a sopravvivere anche alla dinastia Qing.
Ed è proprio qualche anno dopo la fine dei Qing che il qipao conosce il suo periodo di maggior splendore. All’inizio degli anni Venti del secolo scorso, infatti, a Shanghai diventa un abito molto popolare. A poco a poco si trasforma, si accorcia e si stringe, disegnando con eleganza la silhouette femminile e mettendo in risalto la grazia della bellezza orientale. I profondi spacchi laterali ne accentuano la sensualità.
Una vera e propria rivoluzione per l’abbigliamento femminile delle donne cinesi che, cominciando a mostrare gambe e braccia, cosa impensabile fino a qualche anno prima, scatenano le dure reazioni dei più conservatori. Ma questo non impedisce al qipao di diventare l’abito più utilizzato dalle donne cinesi per decenni.
Donne di ogni età e classe sociale, con un qipao per ogni occasione. I toni scuri sono solitamente scelti per le circostanze formali, mentre i colori chiari sono legati alla quotidianità. Immancabile poi il colore rosso, fortemente simbolico per i cinesi, che lo scelgono per particolari festività e ricorrenze, come il Capodanno e i matrimoni.
La situazione cambia, però, negli anni Cinquanta, quando la popolarità del qipao si scontra con la nuova realtà cinese. L’abito della tradizione comincia ad essere associato a un’ideologia passata che lo fa cadere nel dimenticatoio. Ma non in maniera definitiva.
La modernità
È soprattutto grazie al cinema che il qipao torna alla ribalta, diventando il simbolo per eccellenza della bellezza e dell’eleganza cinese a livello mondiale. Dai modelli indossati da Jennifer Jones nel film del 1955 L’amore è una cosa meravigliosa a quelli sfoggiati da Nancy Kwanne Il mondo di SuzyWong del 1960, fino ai più recenti portati da Meggie Cheung nella pellicola In The Mood for Love del regista cinese Wong Kar-Wai e dalla famosa attrice cinese Gong Li, che li indossa sia nei suoi film che sui red carpet.
Una tradizione secolare che si rinnova attraverso la reinterpretazione che nel corso degli anni ne fanno molti grandi stilisti, non solo cinesi. L’allacciatura laterale che dalla base del collo arriva fino all’ascella, il colletto piccolo e alto stretto intorno al collo, gli spacchi laterali e i decori delle stoffe restano i tratti distintivi di questo modello che ha saputo rinnovarsi con il passare dei secoli.
Anche se oggi passeggiando per le strade delle metropoli cinesi non si vedono più donne fasciate in attillatissimi qipao, resta un importante simbolo della tradizione. E se molte donne cinesi continuano ad indossarlo per importanti incontri sociali, occasioni mondane e cerimonie, anche molte donne occidentali ne subiscono il fascino.



