Intervista a Sun Jinsong, direttore dell’Istituto di Archeologia e Reliquie Culturali della Regione Autonoma della Mongolia Interna
Di Zhang Wei (China News Service)
为何说万里茶道是一张“网”?
——专访内蒙古自治区文物考古研究院院长孙金松
中新社记者 张玮
La Via del Tè, in cinese Wanli Chadao, è stata, dopo l’antica Via della Seta, un’altra grande arteria commerciale internazionale che attraversava il continente eurasiatico. Nel 2012 è stato avviato il progetto per la sua candidatura a Patrimonio Mondiale dell’Unesco e nel 2019 l’Amministrazione statale per i beni culturali della Cina l’ha inserita nella Lista provvisoria dei siti culturali candidati.
Di recente l’Istituto di Archeologia e Reliquie Culturali della Mongolia Interna ha annunciato la scoperta di nuovi siti e tratti di percorso legati alla Via del Tè.
Che ruolo ha avuto questa rotta nei rapporti internazionali della storia cinese? E perché viene considerata non solo un canale commerciale, ma anche un ponte di scambio culturale sia tra la Cina del Nord e del Sud, sia tra Oriente e l’Occidente?
A queste domande ha risposto Sun Jinsong, direttore dell’Istituto, in un’intervista rilasciata all’agenzia China News Service.
Qual è stato il ruolo storico della Via del Tè?
«La Via del Tè, attiva dalla fine del XVII secolo ai primi decenni del XX, è stata, dopo la Via della Seta, una delle principali rotte commerciali eurasiatiche. Si estendeva per circa 14.000 chilometri, attraversando l’attuale Cina, Mongolia e Russia, e collegando il sud della Cina, a partire dal Monte Wuyi, nel Fujian, fino a San Pietroburgo. Storicamente, questa rotta collegava le regioni produttrici di tè del Sud della Cina con l’altopiano mongolo, la Siberia e le pianure dell’Europa orientale, costituendo un complesso sistema di vie fluviali e terrestri. La Via del Tè non solo integrò i mercati del Nord e del Sud della Cina, favorendo la nascita di un grande mercato interno, ma divenne anche un importante canale di contatto, scambio e integrazione tra i vari gruppi etnici».
Perché la Via del Tè aveva più percorsi verso Ulan Bator?
«Negli ultimi tre anni, il nostro istituto ha condotto un’indagine archeologica sistematica sui siti e le rotte della Via del Tè all’interno della Mongolia Interna, individuando sette principali percorsi. Tra questi, il più noto è la Via commerciale Zhangjiakou–Kulun, che da Zhangjiakou raggiungeva Kulun, l’attuale Ulan Bator, e si estendeva fino a Kyakhta, al confine russo. Abbiamo identificato tre diversi tratti di questa rotta all’interno della Mongolia Interna, tutti provenienti dallo Hebei e convergenti verso Erenhot, da dove si entrava in Mongolia. Lungo questo itinerario sorgevano importanti snodi commerciali come Duolun, chiamata un tempo “la capitale dei mercanti diretti in Mongolia”. Qui prosperavano attività legate al commercio del tè, di cui restano testimonianze come il Tempio Huizong, la Sala Shanxi, o il Tempio dei Principi di Xilin Hot. Oltre alla Via commerciale Zhangjiakou–Kulun, esistevano altre rotte storiche, come la strada militare di Altai, la strada della Principessa, la Via dei Cammelli di Suixin e la linea Guihuacheng–Dingyuan–Kulun, il cui punto di partenza era per tutte l’attuale Hohhot, che conserva ancora oggi testimonianze di quella prosperità: il Tempio Dazhao, la Grande Moschea, il Tempio del Dio della Ricchezza e il complesso commerciale Dashengkui.
In definitiva, la Via del Tè non era solo una “strada”, ma una “rete”: una rete commerciale, culturale e di trasporti. Attorno al tè nacque un sistema economico multilivello che collegava produzione, distribuzione e consumo, coinvolgendo anche il commercio di tessuti, cereali, manufatti, bestiame, pellicce, medicinali e perfino prodotti industriali europei. Al tempo stesso, lungo questa via si diffusero usanze, credenze, arti e idee tra il Sud e il Nord della Cina, e tra la Cina e l’Eurasia, in un continuo scambio di civiltà.
Quali furono gli scambi culturali tra i popoli lungo la Via del Tè?
«I mercanti trasportavano tè, sete, gioielli, grano e merci cinesi verso la Mongolia e la Russia, riportando in patria bestiame, pellicce, erbe medicinali e profumi locali. Questi traffici stimolarono lo sviluppo economico e sociale dei villaggi e delle città lungo il percorso. Per i coltivatori del Sud il tè era una merce preziosa di scambio, mentre per i popoli nomadi del Nord un bene di prima necessità. Dalla dinastia Tang in poi, il tè divenne indispensabile per le popolazioni delle steppe: i mattoni di tè nero prodotti ad Anhua o Yangloudong erano considerati una sorta di moneta circolante.
Il commercio del tè divenne quindi un mezzo di comunicazione e coesione tra etnie diverse, favorendo conoscenza reciproca, fiducia e integrazione. Ma la Via del Tè fu anche un ponte culturale tra Oriente e Occidente: già dal XVI secolo il tè cinese arrivò in Olanda, Inghilterra e Russia, conquistando le corti europee. Nel XVIII secolo il consumo di tè divenne un’abitudine quotidiana in Europa, mentre tecnologie come le macchine a vapore e le attrezzature per la lavorazione del tè giunsero in Cina lungo la stessa rotta».
Quale fu il ruolo della Mongolia Interna?
«La Mongolia Interna fu una cerniera strategica, collegando nove province cinesi al Sud e aprendo vie di comunicazione verso la Mongolia e la Russia. Dal punto di vista archeologico, è difficile ricostruire nel dettaglio i commerci di allora, ma le indagini moderne ci permettono di intuirne la portata: i mercanti trasportavano non solo tè, ma anche altri prodotti, scegliendo percorsi diversi per diversificare i carichi e garantire rifornimenti per i viaggi. La regione, vasta e ricca di risorse, offriva tappe e vie alternative che consentivano una distribuzione più ampia delle merci e un commercio più sostenibile.
Le attività commerciali nella Mongolia Interna avevano caratteristiche etniche ben definite: lo scambio di merci e la cooperazione economica tra gruppi diversi favorirono l’integrazione culturale e sociale tra i popoli della steppa, facendo della regione un autentico crocevia multiculturale».
Quindi, oltre che una “strada del tè”, fu anche una strada del dialogo tra civiltà.
«Il tè ha unito l’Eurasia, aprendo un percorso di commercio globale e di dialogo tra civiltà. Nel XVII secolo il tè raggiunse la Russia e nel XVIII divenne una bevanda quotidiana per ogni classe sociale. Gli abitanti aggiunsero zucchero, limone, latte o erbe aromatiche, creando una cultura del tè russa unica, che influenzò arte, letteratura e rituali sociali. Allo stesso tempo, i risultati della rivoluzione industriale europea giunsero in Cina proprio attraverso la Via del Tè, realizzando uno scambio reciproco di beni e conoscenze tra Oriente e Occidente. La cultura del tè, simbolo della civiltà cinese, racchiude il principio dell’“armonia tra tutti i popoli”. Questo spirito di armonia è anche il valore più profondo incarnato dalla Via del Tè: una strada che unisce e non divide, che commercia ma anche comunica civiltà».



