Intervista a Guo Yike, rettore alla Hong Kong University of Science and Technology e direttore dello Hong Kong Generative AI Research and Development Center
Dall’inizio del 2026, l’agente IA open-source OpenClaw ha rapidamente guadagnato popolarità a livello globale. Recentemente lo Hong Kong Generative Artificial Intelligence Research and Development Center (HKGAI) ha lanciato la propria piattaforma di agenti IA, ClawNet. Se da un lato questi sistemi offrono nuove esperienze agli utenti, dall’altro sollevano anche importanti interrogativi sui possibili rischi.
In un’intervista a China News Service, il professor Guo Yike ha analizato il ruolo dell’IA, evidenziandone opportunità e criticità. Guo Yike è rettore alla Hong Kong University of Science and Technology (HKUST) e direttore dello Hong Kong Generative AI Research and Development Center (HKGAI), oltre ad essere professore presso il Dipartimento di Informatica e Ingegneria della stessa università. Ha guidato numerosi progetti di ricerca sull’intelligenza artificiale e sulla scienza dei dati a Hong Kong, nel Regno Unito e in altri Paesi europei.
Quali trasformazioni chiave nella ricerca e sviluppo globale dell’IA riflette questa evoluzione degli strumenti di intelligenza artificiale?
«La ricerca e l’interazione con modelli di IA su larga scala stanno ponendo le basi per lo sviluppo di agenti IA autonomi. Attraverso il dialogo e l’uso continuo, questi modelli vengono costantemente addestrati e ottimizzati, rendendo il loro modo di ragionare sempre più simile a quello umano. Una volta che i modelli di IA avranno raggiunto un adeguato livello di “somiglianza umana”, potranno diventare il fondamento degli agenti IA autonomi, estendendo così l’intelligenza artificiale dal mondo del linguaggio a quello dell’azione. In Cina questo sviluppo ha ormai già superato la fase di addestramento, inaugurando una nuova era per l’intelligenza artificiale: da strumento passivo nelle mani degli esseri umani ad agente attivo capace di operare in diversi contesti pratici».
Lei ha affermato che l’intelligenza artificiale si trova in “una fase di grandi aspettative, ma anche di controversie”. Come si spiega questa contraddizione? Quali sono i principali punti di disaccordo nello sviluppo dell’IA?
«Con il continuo progresso dell’intelligenza artificiale, questa si sta rapidamente affermando come un efficace strumento di collaborazione nella produzione e nella vita quotidiana dell’uomo, offrendo nuove possibilità per lo sviluppo sociale. Tuttavia, l’elevato livello di capacità raggiunto dall’IA rappresenta oggila principale fonte di dibattito: nel momento in cui i sistemi artificiali sono grado di svolgere autonomamente compiti fondamentali e, in alcuni ambiti, di superare persino le prestazioni umane, diventa indispensabile definire con chiarezza i confini delle responsabilità tra uomo e macchina, una sfida del tutto nuova introdotta da queste tecnologie.
A mio avviso, stiamo entrando in un’era di simbiosi tra uomo e macchina. In questo momento decisivo, l’attenzione nello sviluppo dell’intelligenza artificiale dovrebbe spostarsi dal semplice miglioramento delle capacità di elaborazione delle macchine alla costruzione di un vero e proprio contratto sociale tra esseri umani e macchine. Utilizzando ClawNet come esempio, si immagina una piattaforma open-source che consenta a un’ampia gamma di partecipanti di assegnare collettivamente identità agli agenti di IA, definirne le autorizzazioni operative e stabilire accordi di collaborazione. In questo modo è possibile promuovere la creazione di una rete di agenti coordinata, tracciabile e responsabile, un passo fondamentale nella costruzione di un contratto sociale tra uomo e macchina».
Con la rapida diffusione dell’intelligenza artificiale, come dovremmo formare persone capaci di adattarsi a questa nuova era? E in che modo l’umanità dovrebbe definire il proprio rapporto con l’IA?
«Considerando la crescente diffusione dell’IA, ritengo necessario migliorarne la conoscenza da parte del pubblico e formare individui capaci di adattarsi alla nuova era della simbiosi tra uomo e macchina. L’IA sarà sempre più presente in tutti gli ambiti della vita: a differenza degli strumenti internet passivi, l’IA è proattiva e capace di scomporre ed eseguire autonomamente i compiti. Ciò richiede all’umanità di adottare un nuovo modo di pensare, considerando l’IA come un partner intelligente e non semplicemente come uno strumento. Allo stesso tempo, è fondamentale mantenere chiara la distribuzione dei compiti e prendere decisioni in modo consapevole e razionale».
Perché Hong Kong è considerata un ponte tra Oriente e Occidente nello sviluppo dell’intelligenza artificiale? Quali vantaggi offre questa posizione alla sua industria tecnologica?
«A livello globale, lo sviluppo dell’IA è guidato principalmente da Stati Uniti e Cina: i primi puntano su modelli commerciali promossi da grandi aziende tecnologiche, orientati all’implementazione e alla trasformazione industriale; la seconda si distingue per un approccio più aperto legato al campo dell’IA open source. In questo contesto, Hong Kong, grazie al principio “un Paese, due sistemi” e al sistema di common law, può integrare i punti di forza di entrambi i modelli, unendo innovazione commerciale e apertura tecnologica. Questo favorisce una maggiore partecipazione degli utenti alla ricerca e alla co-creazione dell’IA, dando vita a un modello di sviluppo che unisce valore commerciale, apertura e dinamismo. A ciò si aggiunge il fatto che Hong Kong possiede un sistema amministrativo, legale e finanziario ben sviluppato, che fornisce un contesto stabile per testare e applicare nuove tecnologie di IA. I risultati ottenuti costituiscono un importante punto di riferimento a livello nazionale, rafforzando il ruolo della città come pioniera nel progresso dell’IA».



