Beatrice Gallelli offre una ricerca sulla Cina contemporanea e la sua evoluzione degli ultimi decenni attraverso la lente di otto parole che sono altrettante chiavi di lettura della realtà cinese e della sua dirigenza attuale
Nella scherma si chiama “colpo doppio”, la stoccata vincente. Per Cina in Italia è stata la duplice occasione di ospitare la presentazione del libro nella sua sede di San Lorenzo a Roma e di offrire ai lettori queste righe di commento su La Cina di oggi in otto parole di Beatrice Gallelli (Il Mulino, 2021).
L’evento si è aperto con il benvenuto di Hu Lanbo, fondatrice di Cina in Italia, in una cornice rinnovata negli arredi e resa particolarmente attraente dalla sua mano sapiente. La padrona di casa ha sottolineato il rilancio dello spazio con un nutrito programma di attività, con incontri e mostre. Presa la parola, l’autrice ha spiegato le radici che sono all’origine del lavoro e intrattenuto il pubblico discorrendo del suo libro e delle istanze che la Cina contemporanea evoca in ogni consesso.
Beatrice Gallelli, sinologa, traduttrice, interprete, ricercatrice presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’Istituto di Affari Internazionali di Roma, partendo dalla tesi di dottorato offre una ricerca sulla Cina contemporanea e la sua evoluzione negli ultimi cinquant’anni, attraverso la lente di otto parole che sono altrettante chiavi di lettura della realtà cinese e della sua dirigenza attuale.
Le parole sottendono concetti, in gran parte assimilati dalla cultura occidentale, ma rivisitati, reinterpretati e ogni volta trasformati per aderire all’evoluzione della Cina: così le parole si caricano di diverso significato a seconda delle epoche e dei contesti, in linea con la trasformazione della società e delle istituzioni che la governano. Riassumere la complessa realtà sociale, politica e culturale della Cina contemporanea in poche parole è una sfida che va di pari passo con la interpretazione della evoluzione storica del Paese e delle sue connessioni globali. Il lavoro della Gallelli, denso e documentato, mette in luce gli elementi ideologici di continuità e quelli di discontinuità dell’azione politica dell’attuale leadership rispetto alla pratica precedente.
L’autrice ha spiegato come in Cina ci sia spazio per l’opposizione e il dissenso espresso sui social sia tollerato perché serve alla dirigenza per conoscere le istanze sociali e le cause del malcontento e per apportarvi i correttivi necessari. L’autrice si sofferma sulla parola sviluppo e mette in risalto la dimensione sostenibile della crescita che tiene conto delle preoccupazioni ambientali, senza per questo mettere in dubbio la prospettiva, anzi la missione, di realizzare una società moderatamente prospera durante l’attuale dirigenza.
L’ultima parola del libro, democrazia, alimenta un vivace dibattito sul senso di “dittatura democratica popolare”, “socialismo con caratteristiche cinesi” e “democrazia con caratteristiche cinesi”. Gallelli spiega che questi concetti, che a noi possono apparire degli ossimori, in realtà non sono statici ma sottendono un processo evolutivo. La democrazia comunque è intesa in una accezione che non è quella vigente in Occidente, anche se non esiste un modello perché essa si declina in maniera diversa in ogni Paese occidentale. In Cina, la democrazia è intesa come mera consultazione e le elezioni, finora previste a livello locale, sono interpretate in senso restrittivo.
La fase attuale è caratterizzata da una visione globale proiettata al futuro e da un dinamismo dell’azione politica che vuole essere assertiva e paritaria nel dialogo con i Big del mondo. Al “sogno americano” oppone il “sogno cinese”, evocato a più riprese dall’attuale leader, la cui essenza è creare una “comunità dal futuro condiviso per l’umanità”. Al di là della narrazione ufficiale, la comunità dal futuro condiviso e la Nuova Via della Seta rappresentano una versione della globalizzazione economica, con l’Asia al centro. Del resto, negli anni dell’America first di Trump, il governo cinese si è posto come interlocutore responsabile sulle questioni di interesse globale, come il cambiamento climatico, e come promotore del multilateralismo e della cooperazione internazionale basata sull’integrazione economica e non sull’ideologia politica.
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