Nella giornata di domenica, la Cina si è stretta nel ricordo delle 300.000 vittime del massacro di Nanchino
Nella giornata di domenica, migliaia di persone vestite a lutto e con fiori bianchi appuntati sul petto hanno espresso il loro cordoglio per le 300.000 vittime del massacro di Nanchino, una serie di efferati crimini di guerra perpetrati dall’esercito giapponese nelle sei settimane tra il dicembre 1937 e il gennaio 1938. La settima commemorazione di Stato si è tenuta a partire dalle 10:01 ora locale, quando le sirene e i clacson delle automobili hanno risuonato per le strade della città e i pedoni hanno osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime. Un picchetto d’onore ha reso omaggio all’altare commemorativo del massacro con otto grandi corone di fiori e migliaia di colombe bianche hanno sorvolato la piazza su cui affaccia la Sala del Memoriale, dove la bandiera nazionale è stata issata a mezz’asta. Oltre 80 adolescenti hanno letto una dichiarazione di pace e parte della cittadinanza ha suonato l’imponente Campana della Pace, installata in occasione del 66esimo anniversario del massacro, ricorso nel 2003.
Inaugurata domenica anche una mostra sulla vita di John Rabe, un imprenditore tedesco soprannominato l’”Oskar Schindler della Cina” per i meriti umanitari rivestiti durante il Massacro, quando fu ideatore dell’area di protezione di Nanchino, che offrì asilo ad oltre 250.000 persone contro i militari giapponesi. La cerimonia è proseguita anche in serata, con una veglia a lume di 2.000 candele a cui hanno preso parte studenti, operatori sanitari e i sopravvissuti al massacro ancora in vita, il cui numero è sceso quest’anno a 73. Nel tentativo di custodire la memoria dei defunti e diffonderne la storia, la Sala del Memoriale recluta dal 2008 volontari internazionali da ogni parte del pianeta, affinché traducano i documenti storici e siano in grado di spiegarne il contesto ai visitatori stranieri. «È responsabilità di ogni uomo, donna e bambino ricordare l’orrore accaduto qui, in modo che un evento del genere non possa mai più accadere». A dichiararlo Jonathan Gragert, volontario degli Stati Uniti e docente all’Università di Nanchino.
È del 2014 la decisione della massima legislatura cinese di designare il 13 dicembre quale Giornata della memoria nazionale per le vittime del Massacro di Nanchino che, in un crescendo di violenza quantificata ufficialmente in 20.000 stupri e torture ai danni di anziane, adulte e bambine, saccheggi indiscriminati e incendi su un terzo della città, si configura come uno degli episodi più brutali della Seconda Guerra Mondiale.
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