A causa delle difficoltà nell’ottenimento del visto studentesco verso gli Stati Uniti, i giovani cinesi scelgono di proseguire gli studi negli istituti nazionali e in altre destinazioni all’estero
(XINHUA) – NEW YORK, 2 GEN – Gli ostacoli posti al rilascio dei visti, l’instabilità sociale e le crescenti tasse d’iscrizione alle istituzioni accademiche negli Stati Uniti hanno portato sempre più studenti cinesi a scegliere gli istituti nazionali o altre destinazioni in tutto il mondo per proseguire i propri studi superiori.
Questa tendenza è stata confermata da diversi esperti del settore, chiamati a un bilancio dell’anno appena trascorso.
“L’entusiasmo degli studenti cinesi per l’istruzione superiore offerta negli Stati Uniti è stato attenuato dalla politica dei visti attuata dall’amministrazione statunitense, che ha ritardato o negato l’ingresso a molti di loro, in particolare agli interessati a conseguire titoli nelle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica”, ha sottolineato Annabelle Ding, rappresentante d’ammissione presso la School of Professional Studies della Columbia University.
Secondo il think tank indipendente Migration Policy Institute (MPI), le nuove iscrizioni di studenti stranieri nei college e nelle università statunitensi sono diminuite per il terzo anno consecutivo, mentre il numero di visti di studio rilasciati a candidati cinesi è sceso del 54% tra gli anni fiscali 2015 e 2018. Non a caso, secondo il gruppo di esperti MPI, nell’autunno del 2018 gli Stati Uniti hanno registrato un incremento pari a solo l’1,7% degli studenti cinesi, il più basso mai rilevato negli ultimi dieci anni.
“Le recenti politiche adottate dagli Stati Uniti ne hanno danneggiato l’immagine e la reputazione, ostacolandone gli scambi con gli altri Paesi e minando gli stessi interessi statunitensi”, aveva ricordato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, in una conferenza stampa tenuta a novembre. “Oggi è quindi ancora più importante per noi creare condizioni positive per lo scambio di studenti e per instaurare nuovi legami tra i popoli con un atteggiamento aperto e inclusivo”, aveva aggiunto allora Geng.
Diverse voci si sono levate negli ultimi tempi contro le restrizioni attuate dall’amministrazione statunitense alla politica dei visti di studio. Tra queste figura anche Lindsay Zou, fondatrice del portale ‘offerbang.io‘, dedicato alla formazione professionale di studenti e professionisti internazionali, creato a seguito di un’esperienza a Wall Street come dirigente nel settore finanziario e dopo aver terminato i propri studi a New York e Pechino.
“Ho incontrato vari studenti cinesi danneggiati dai ritardi o dal diniego nel rilascio del visto”, ha ricordato l’imprenditrice, secondo cui “di conseguenza, è stata gettata un’ombra sui prossimi candidati. Considerando le difficoltà di studio e di ricerca di un lavoro negli Stati Uniti, questi potrebbero optare per il proseguimento dei propri studi superiori in Cina, rinunciando del tutto ai piani di formazione all’estero”.
Anche Lan Yang, che ha appena conseguito un master in informatica presso la Pace University e trovato lavoro come responsabile dello sviluppo e dell’interfaccia utente dei prodotti in un’azienda, si è detto d’accordo con Lindsay. Alcuni degli amici e dei compagni di classe cinesi di Lan non sono infatti stati fortunati quanto lui.
“Da quanto ne so, bisogna aspettare ancora di più per ottenere un visto di studio (negli Stati Uniti) e questo preoccupa non solo gli studenti stessi ma anche i loro genitori”, ha osservato il giovane. “Per chi ancora intende recarsi negli Stati Uniti per motivi di studio si tratta di un destino già scritto: non possono reagire in altro modo che saltare alle conclusioni e pensare che l’America sia ormai ostile nei confronti degli studenti cinesi”.
La battuta d’arresto nell’afflusso di studenti stranieri negli Stati Uniti, ha recentemente sottolineato Rachel Banks, direttrice per le Politiche Pubbliche della ‘NAFSA: Association of International Educators’ statunitense, citata da The China Press, è stata causata principalmente dalla politica dei visti adottata dall’amministrazione di Washington e dai commenti di alcuni tra i suoi leader.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e vari funzionari della Casa Bianca hanno comunque negato tali accuse. A fine novembre, Caroline Casagrande, vice sottosegretario per i programmi accademici presso l’Ufficio per gli Affari Formativi e Culturali del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, aveva ricordato che:
“La politica (statunitense) in materia di visti è in linea con il dibattito interno, guidato dalla carica più alta del Paese. Il presidente ha recentemente ribadito fuori dall’ufficio ovale il nostro benvenuto agli studenti cinesi all’interno delle nostre università”.
La funzionaria statunitense si riferiva a una serie di dichiarazioni rese l’11 ottobre da Donald Trump alla Casa Bianca.
“Le nostre università sono aperte a tutto il mondo”, aveva detto il presidente degli Stati Uniti alla stampa. “Tutti possono accedere alle nostre università: abbiamo il più valido sistema al mondo e la Cina non sarà trattata in modo diverso”.
Le varie università e istituzioni accademiche statunitensi hanno però assunto toni diversi.
“Vogliamo che il percorso (di ingresso negli Stati Uniti) sia molto chiaro, trasparente e prevedibile”, ha recentemente osservato Brad Farnsworth, vice presidente del Consiglio Americano per l’Istruzione. “Ma gli studenti cinesi ci dicono che non sempre è così”.
Negli scorsi mesi, alcune delle maggiori università statunitensi, come il MIT (Massachusetts Institute of Technology), Yale, Harvard e la UC (University of California) Berkeley, si sono dette preoccupate dalla politica dei visti adottata dal governo di Washington, che ha creato una “atmosfera nociva” e risulta contraria alla politica di apertura e trasparenza degli atenei. Gli studenti cinesi, hanno ricordato gli istituti coinvolti, sono sempre stati accolti dalle università statunitensi.
Secondo un rapporto diffuso dall‘Institute of International Education (IIE), nel 2018/19 gli studenti cinesi hanno rappresentato per il decimo anno consecutivo il più cospicuo gruppo di stranieri iscritti presso istituzioni accademiche degli Stati Uniti.
Almeno 369.548 studenti cinesi risultavano infatti iscritti a corsi universitari, lauree specialistiche, percorsi di studio superiore di livello non universitario e programmi facoltativi di tirocinio negli Stati Uniti, in aumento dell’1,7% rispetto al 2017/2018. Nel 2018 gli studenti stranieri rappresentavano, secondo gli ultimi dati diffusi dal dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, il 5,5% del totale degli iscritti a corsi di istruzione superiore negli Stati Uniti, contribuendo per 44,7 miliardi di dollari all’economia del Paese, in aumento del 5,5% rispetto all’anno precedente.
A partire dal 2016, secondo le recenti statistiche diffuse dalla NAFSA statunitense, il continuo calo di nuovi studenti stranieri ha comportato 11,8 miliardi di dollari di perdite per l’economia degli Stati Uniti.
“Ad essere sinceri, per gli studenti cinesi, iscriversi a un’università americana non rappresenta più la scelta migliore, ma soltanto una delle opzioni sul tavolo”, ha sottolineato la già citata Annabelle Ding, rappresentante d’ammissione presso la School of Professional Studies della Columbia University. “Consiglio loro di considerare almeno due opzioni per il proprio percorso di istruzione superiore: una negli Stati Uniti e l’altra in una diversa nazione, compresa la stessa Cina”.
Secondo un rapporto diffuso dal Center for China & Globalization (CCG) durante un vertice dedicato all’internazionalizzazione dell’istruzione superiore, organizzato a dicembre a Pechino in collaborazione con l’IIE e il World Innovation Summit for Education (WISE), il Canada, l’Australia e la stessa Cina stanno recuperando terreno in termini di attrazione degli studenti internazionali.
La Cina, secondo il documento, ospita ormai il 10% del totale degli studenti internazionali del mondo, al terzo posto nelle classifiche globali di questa categoria. Entro il 2020, il Paese prevede di ospitare 500.000 studenti stranieri a tutti i livelli accademici.
(XINHUA)
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