Cosa c’è di meglio ad Halloween di una terrificante storia horror? Sono moltissime le leggende cinesi che trattano di spiriti maligni e possessioni demoniache. Tra queste, una delle più amate è Hua Pi, Pelle Dipinta. Una leggenda intrisa di elementi folcloristici e culturali. Una delle più amate, certo, ma anche delle più crude e impressionanti.
Nel 2012 la storia di Hua Pi è arrivata sul grande schermo come frutto di una collaborazione italo-cinese in cui gli elementi della tradizione popolare asiatica si sono mescolati alla cultura cinematografica europea.
Prima di proseguire, assicurati di avere lo stomaco d’acciaio!
Buono spavento!
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Hua Pi 画皮 – Pelle Dipinta
Passeggiando per la città, un uomo di nome Wang vide una giovane donna camminare di tutta fretta, trascinando a fatica un fagotto. L’uomo allungò il passo fino a raggiungerla: era davvero molto bella; a prima occhiata non sembrava avere più di 17 anni. Innamoratosi di lei immediatamente, le si avvicinò e chiese:
«Perché una fanciulla com te se ne va in giro tutta sola a quest’ora della mattina?»
La giovane rispose senza esitare:
«Anche voi camminate tutto solo a quest’ora della mattina, proprio come me. Perché, inoltre, vi disturbate a pormi domande? Uno sconosciuto non può certo alleviare il mio dolore.»
Il signor Wang insistette ancora un po’, così la giovane fanciulla lasciò esplodere la sua sofferenza:
«I miei genitori sono esseri avidi alla bramosa ricerca di denaro, così mi hanno venduta a un ricco uomo come concubina. Sua moglie, logorata dalla gelosia, mi insultava e mi picchiava. Non potevo resistere un giorno di più, così sono fuggita. Voglio andare il più lontano possibile.»
«E dove andrete?»
«Ovunque ci sia un posto sicuro.»
A quel punto il signor Wang si fece avanti:
«Casa mia non dista molto, sarei lieto se decideste di venire da me.»
La giovane non poté che accettare con entusiasmo; porse il fagotto all’uomo, che la superò facendole strada.
Giunti a destinazione, la ragazza si accorse che la stanza era vuota e chiese al signor Wang come mai non avesse famiglia. Egli rispose che quello era lo studio, e che lui viveva con sua moglie in un’altra camera.
«Questo posto è davvero meraviglioso» disse la fanciulla, «se avete pietà di me lasciatemi vivere qui! E vi supplico, mantenete il segreto, nessuno dovrà sapere dove mi trovo!»
Il signor Wang acconsentì.
Erano già trascorsi alcuni giorni e nessuno aveva ancora scoperto nulla. Wang accennò qualcosa solo alla moglie, Neè Chen, che subito sospettò che la ragazza fosse una concubina in cerca di fortuna. A nulla valsero gli sforzi di convincere il marito a cacciarla il prima possibile.
Un giorno, camminando per strada, Wang incrociò un monaco taoista. Questo iniziò a scrutarlo con insistenza, poi, impaurito, gli chiese:
«Buon uomo, cosa ti è successo?»
«Nulla!» fece lui.
Ma il monaco non si diede per vinto:
«C’è qualcosa di sinistro in voi, come potete negare che vi sia successo qualcosa?»
Wang, ormai in preda al panico, continuò a negare, finché il monaco non se ne andò sbottando:
«Sciocco! Al mondo c’è gente che è prossima alla morte e non se ne rende nemmeno conto!»
Queste parole risuonarono nella testa di Wang, che a quel punto iniziò persino a dubitare della fanciulla che aveva accolto in casa sua. Ma ripensandoci, come poteva un demone avere le sembianze di una creatura tanto meravigliosa? Probabilmente quel taoista voleva solo imbrogliarlo.
Mentre si ingarbugliava in questi pensieri si accorse di essere giunto a casa. Tentò di aprire la porta dello studio, ma questa era bloccata: c’era qualcosa di strano. Wang scavalcò un muretto per raggiungere la porta della camera, ma anche quella risultò serrata. A quel punto, l’uomo si avvicinò di soppiatto alla finestra e, con la massima cautela, sbirciò dalla finestra. Quello che vide fu un demone orripilante, con denti lunghi e aguzzi come lame! Di fronte a lui era distesa sul letto una pelle umana, che la creatura maligna dipingeva a varie tinte con un pennello.
Terminata la sua opera, quell’orribile mostro posò gli attrezzi da pittura, scrollò la pelle dipinta e la indossò come fosse un abito trasformandosi nella bellissima fanciulla.
A questa vista raccapricciante, il signor Wang rimase di pietra, tanto che per un attimo non riuscì a muoversi, come se fosse paralizzato. Poi scavalcò di nuovo il muretto e corse via in cerca di quel monaco taoista.
Una volta trovato, si prostrò ai suoi piedi e implorò il suo aiuto.
«Vi aiuterò a scacciarlo, ma di ucciderlo non se ne parla. Non ho il fegato di osare tanto, e quello spirito potrebbe approfittare della mia debolezza».
Così dicendo, il vecchio monaco porse a Wang un frustino di peli di cavallo, raccomandandogli di appenderlo sulla porta della sua stanza. Poi i due si congedarono, stabilendo di ricontrarsi davanti alla porta del tempio.
Wang tornò a casa e, non osando mettere piede nello studio, appese il frustino sulla porta della stanza da letto, poi andò a coricarsi. Quando fu sera, fu svegliato da un rumore di passi nel corridoio. Il fantasma era tornato. Wang non aveva il coraggio di controllare, così chiese alla moglie di sbirciare dalla finestra. La donna vide la fanciulla trascinarsi fino alla porta della loro stanza. Vedendo il frustino, il demone si bloccò e digrignando i denti cominciò a imprecare:
«Maledetto Taoista, volevi spaventarmi! Ma come pensavi che avrei rinunciato a un boccone che sto già pregustando?»
Così afferrò il frustino e lo fece a pezzi, scassò la porta e irruppe in camera da letto. Si scagliò sul corpo del signor Wang, gli aprì il petto e estrasse il suo cuore. Poi se ne andò.
La moglie di Wang, inorridita, urlò con tutto il fiato che aveva in gola tanto che le serve accorsero con i loro lumini che rischiararono la stanza. Ma ormai era tardi, il signor Wang era già morto. Sul letto scrosciava un fiume di sangue, c’erano brandelli di carne e pelle ovunque. Tutti piangevano disperati, senza azzardare il minimo rumore.
Quando arrivò l’alba, la donna chiese al fratello minore del suo defunto marito di andare a cercare il monaco taoista per raccontargli l’accaduto. Dopo aver saputo cosa era successo, infuriato, il taoista scoppiò:
«Come ha osato quel demone avere l’ardire di arrivare a tanto, dopo che che avevo avuto compassione di lui!»
Si diressero insieme a casa di Wang, ma di quel demonio si era già persa ogni traccia.
«Fortunatamente non è andato molto lontano» constatò il monaco guardandosi intorno. Chiese poi chi vivesse negli appartamenti situati al lato sud del cortile.
«È casa mia», rispose il fratello di Wang.
«È lì che si nasconde il demone», sentenziò il taoista.
Il giovanotto rimase di stucco: non poteva essere!
«È per caso passato qualche sconosciuto ultimamente?»
Il fratello di Wang non ne aveva idea. Quella mattina si era assentato per andare a cercare il monaco; si propose di andare in casa ad informarsi e tornò con una notizia allarmante:
«Proprio questa mattina un’anziana si è presentata alla mia porta proponendosi di lavorare come governante. Mia moglie ha acconsentito, e adesso è ancora là.»
«È il demone! Non c’è alcun dubbio!», gridò il monaco. Impugnò una sciabola di legno e si diresse verso l’appartamento seguito da tutti gli altri. Si piazzò al centro del cortile e cominciò a urlare: «Abominevole demonio, restituiscimi subito il mio frustino!»
L’anziana impallidì dalla paura e tentò di fuggire. Ma il monaco la raggiunse e cominciò a colpirla così forte che la pelle si staccò dal corpo e cadde a terra rivelando il vero aspetto del demone. Quell’orribile mostro grugniva come un maiale. A quel punto, senza esitare il taoista le recise il capo con un colpo secco della sua spada di legno. Il corpo di quell’essere malvagio si dissolse in una nube di fumo che il monaco ingabbiò in una zucca. Sopracciglia, occhi, mani, piedi: a quella pelle umana rimasta al suolo non mancava proprio niente. Il monaco la raccolse, la arrotolò e se la infilò in tasca. Fece per andarsene, ma la moglie di Wang si gettò ai suoi piedi e disperata lo implorò di riportare in vita il suo amato marito.
«I miei poteri non sono tanto straordinari, non sono in grado di resuscitare i defunti. Ma conosco qualcuno che può farlo. In città vive un pazzo che di solito se ne sta sdraiato a terra sporco di fango e di immondizia. Supplicatelo, e non vi offendete se vi insulterà. Vedrete che alla fine verrete accontentata.»
La donna si incamminò accompagnata dal suo giovane cognato. Non ci volle molto prima di trovare il pazzo. Cantava, urlava e delirava, nessuno aveva il coraggio di avvicinarvisi. La donna lo raggiunse e si inginocchiò di fronte a lui.
«Bella signora, sei in ginocchio da me perché mi ami?» Quel pazzo iniziò a deriderla. Ma lei si fece coraggio e gli spiegò il motivo della sua venuta. Lui rise di nuovo:
«Non sarà mica un problema trovare un nuovo marito, perché mai dovresti resuscitare quello morto?»
La donna non si arrese, continuò a supplicare. A quel punto il pazzo disse:
«Curioso, la gente muore e chiedono a me di resuscitarla. Mi avete presto per il Signore degli Inferi?» così dicendo, in preda all’ira, iniziò a colpire la povera donna con un bastone, attirando l’attenzione dei passanti che, incuriositi, si stavano radunando in cerchio.
Il mendicante si sputò sulle mani, poi avvicinò quell’accumulo disgustoso alla bocca della donna ordinandole di inghiottirlo. La faccia di lei avvampò, ma pensando alle parole del taoista prese coraggio e fece ciò che gli veniva comandato. Aveva la consistenza di un gomitolo di cotone e gli si strozzò nel petto. Il pazzo cominciò a ridere e gridò:
«Ah! Questa bella donna mi ama davvero!»
Se ne andò senza nemmeno voltarsi.
La moglie del signor Wang si sentiva umiliata, mortificata. Non poté far altro che tornare a casa. Era così disperata che non smetteva di piangere. Tutto ciò a cui riusciva a pensare era che voleva togliersi la vita.
Decise di pulire il cadavere del marito: un po’ piangeva, un po’ lavorava. Ma la scena era disgustosa, le veniva da vomitare. In effetti, le sembrò che quel gomitolo che aveva nel petto stesse proprio per uscire.
Non fece in tempo a voltarsi che rigettò nel torace aperto di suo marito. Osservò attentamente quello che le era uscito dalla bocca: era un cuore pulsante e ancora caldo di vita!
La donna si affrettò a ricucire il petto del defunto con della seta, e si accorse che piano piano il suo corpo sembrava riacquisire calore. Lo coprì con un lenzuolo andando a dare un’occhiata di tanto in tanto durante la notte.
Al sorgere del sole il signor Wang era miracolosamente tornato in vita.
«Ho forse sognato? Sento un leggero dolore al petto…»
Traduzioni di Giulia Carbone & Anastasia Nardecchia



