Il 28 aprile il Politburo del Comitato Centrale del PCC si è riunito per analizzare l’attuale situazione economica
L’economia cinese si conferma solida. È quanto emerso il 28 aprile nel corso della riunione del Politburo del Comitato Centrale del PCC. Oltre a fare il punto sull’attuale situazione economica, sono state delineate le principali linee di intervento per la prossima fase. Tra i punti chiave emersi figura il rafforzamento del modello delle sei reti, indicato come asse strategico per sostenere la crescita e orientare lo sviluppo economico nei prossimi mesi.
Nel primo trimestre del 2026, nonostante un contesto internazionale complesso e in continua evoluzione, l’economia cinese ha registrato una crescita del 5% su base annua, segnando una chiara ripresa rispetto alla fine del 2025. Questo risultato è stato sostenuto dal rafforzamento congiunto della produzione e della domanda: il valore aggiunto industriale è aumentato di 1,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, i consumi di 0,7 punti, mentre il commercio estero ha raggiunto il livello più alto degli ultimi cinque anni.
Alla luce di questo avvio positivo, il Politburo ha sottolineato che il miglioramento dei principali indicatori macroeconomici e il recupero della fiducia delle microimprese costituiscono una solida base per l’avvio del XV Piano quinquennale. È stata inoltre ribadita la necessità di utilizzare pienamente gli strumenti di politica macroeconomica, attraverso una politica fiscale più proattiva, una politica monetaria moderatamente espansiva e il mantenimento di un’ampia liquidità.
Le proprietà strategiche includono il rafforzamento della domanda interna, attraverso l’incremento dell’offerta dei beni e servizi di qualità, il potenziamento delle infrastrutture chiave e lo sviluppo di un sistema industriale moderno, con particolare attenzione al programma “Intelligenza Artificiale+”.
Parallelamente, viene posta grande attenzione alla gestione dei rischi legati alle tensioni geopolitiche e alle incertezze esterne. Il governo punta a rafforzare la sicurezza energetica e delle risorse, migliorando la capacità di risposta agli shock globali e consolidando uno sviluppo di alta qualità.
Negli ultimi anni, la Cina ha progressivamente costruito un sistema energetico più diversificato, aumentando la quota di energie non fossili e riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio. Il petrolio rappresenta oggi meno del 20% del consumo energetico totale, mentre carbone e fonti rinnovabili contribuiscono a garantire stabilità e sicurezza dell’approvvigionamento. I piani futuri prevedono un’ulteriore espansione delle energie pulite entro il 2030 e il 2035.
Tra i principali pilastri strategici del XV Piano quinquennale spicca lo sviluppo delle sei reti: infrastrutture idriche, elettriche, informatiche, di comunicazione avanzata, reti sotterranee urbane e sistemi logistici. Questi progetti mirano sia a colmare le lacune infrastrutturali esistenti, sia a sostenere la costruzione di nuove infrastrutture. Grazie a investimenti su larga scala, le sei reti diventano uno strumento chiave per stimolare gli investimenti, sostenere i consumi e migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta, contribuendo al tempo stesso alla sicurezza economica ed energetica del Paese.
In questa direzione, il Consiglio di Stato ha recentemente diffuso nuove linee guida che prevedono di portare il valore complessivo del settore dei servizi a circa 100 trilioni di yuan entro il 2030. Si tratta di un aumento significativo rispetto agli oltre 80 trilioni stimati per il 2025, che rappresenta un importante fattore di crescita interna e di ottimizzazione strutturale dell’economia.
Nel complesso, queste politiche riflettono un approccio pragmatico, che combina obiettivi immediati e strategie di lungo periodo, rafforzando la fiducia del mercato. In un contesto internazionale ancora caratterizzato da incertezze e tensioni geopolitiche, la Cina punta inoltre a rafforzare la sicurezza delle risorse strategiche ed energetiche. Le iniziative in corso mirano ad aumentare la produzione alimentare, potenziare le riserve energetiche e garantire una maggiore stabilità degli approvvigionamenti, consolidando così la resilienza complessiva dell’economia.



