(XINHUA) – JINAN, 21 GIU – Ieri si è tenuta a Qingdao, nella provincia cinese orientale dello Shandong, una conferenza internazionale sulla protezione e il rimpatrio delle reliquie culturali rimosse dai loro Paesi d’origine in contesti coloniali.
La conferenza è stata organizzata dall’Amministrazione nazionale del patrimonio culturale cinese e dal governo provinciale dello Shandong.
All’evento hanno partecipato 150 rappresentanti di università, istituti di ricerca e istituzioni culturali cinesi, oltre a due organizzazioni internazionali e 27 Paesi, tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Norvegia e Germania.
La conferenza ha puntato i riflettori sulla conservazione e sul rimpatrio dei beni culturali sottratti ai Paesi d’origine in contesti coloniali o con mezzi ingiusti o immorali, esplorando soluzioni ai problemi di rimpatrio dei beni culturali che non rientrano nell’ambito dei trattati internazionali esistenti.
La conferenza ha visto la pubblicazione di una proposta che sollecita un aumento del dialogo, della comunicazione, dell’interazione e della cooperazione per formulare piani imparziali, razionali e sostenibili per affrontare le questioni rilevanti.
Li Qun, viceministro della Cultura e del Turismo e direttore dell’Amministrazione nazionale del patrimonio culturale, ha presentato una relazione in occasione della conferenza, affermando che la Cina ha risposto attivamente agli sforzi della società internazionale nei settori della decolonizzazione e del rimpatrio moralmente motivato delle reliquie culturali, esplorando soluzioni diversificate per affrontare le controversie in materia.
Li ha anche esortato la società internazionale a riconoscere pienamente e ad affrontare le ingiustizie del saccheggio coloniale, invitando tutti i Paesi di origine e di possesso a intraprendere un dialogo cooperativo sul rimpatrio delle reliquie culturali e una collaborazione diversificata e a lungo termine in campi quali la condivisione delle informazioni, la ricerca scientifica, la protezione e il restauro. (XINHUA)
