Intervista a Ila Wingen, artista tedesca che ha partecipato a un programma di scambio tra Germania e Guangxi
Si è recentemente conclusa a Berlino la mostra d’arte sino-tedesca Lo sguardo dell’altro: il dialogo inizia con l’incontro, che ha presentato le opere di oltre 20 artisti cinesi e tedeschi coinvolti in programmi di scambio nel Guangxi tra il 2023 e il 2025, evidenziando un approccio interculturale e multidimensionale.
Ila Wingen, nata ad Amburgo nel 1961, è un’artista tedesca contemporanea. Ha studiato danza moderna e arti visive a Parigi e curatela artistica a Berlino. Nel 2024 ha partecipato a uno scambio culturale nel Guangxi e tra marzo e aprile 2026 ha presentato a Berlino la mostra sino-tedesca Lo sguardo dell’altro: il dialogo inizia con l’incontro. In un’intervista rilasciata a China News Service racconta l’importanza di questa esperienza per il dialogo e la conoscenza reciproca.
Qual era l’obiettivo della mostra? E quali temi culturali e aspetti pratici intendeva affrontare attraverso questa esposizione?
«Spero che sempre più persone sviluppino un autentico interesse per la Cina e credo che l’arte rappresenti uno dei mezzi più efficaci per raggiungere questo obiettivo. L’arte, infatti, è profondamente legata alla percezione sociale e ai contesti politici ed è una forma di espressione universale, particolarmente significativa in questo periodo storico. Trovo, inoltre, molto affascinante utilizzarla come strumento di avvicinamento, condividendo esperienze e osservazioni sulla Cina per superare i pregiudizi e aprire nuove prospettive.
Il tema dell’esposizione, “scambio”, è stato definito fin dall’inizio. Negli ultimi tre anni, gruppi di artisti tedeschi hanno partecipato a programmi di scambio con artisti cinesi. La mostra intende raccontare questo percorso e mostrare come l’esperienza in Cina abbia influenzato il lavoro. Insieme alla mia co-curatrice Evelyn Sommerhoff e Huang Ping, organizzatore del viaggio nel Guangxi, abbiamo visitato gli studi degli artisti tedeschi per individuare le tracce lasciate da questa esperienza. Poiché tali influenze non sono sempre immediatamente visibili, il ruolo curatoriale è quello di guidare il pubblico a riconoscerle all’interno del contesto espositivo».
Quali esperienze e riflessioni hanno ispirato le opere presentate in questa mostra e in che modo il confronto tra cultura cinese ed europea ha influenzato la sua ricerca artistica?
«Sto esponendo un dipinto paesaggistico dal carattere tradizionale, nato dal desiderio di rappresentare i paesaggi cinesi attraverso un linguaggio vicino alla pittura classica. L’opera riflette il tema della natura, che nelle culture cinese ed europea assume significati profondamente differenti: in Cina incarna il rapporto armonioso tra l’essere umano e il mondo, portando con sé emozioni interiori e riflessioni spirituali; in Europa, invece, prevale una visione più legata alla separazione tra uomo e natura.
Nella mia opera ho reinterpretato un approccio tradizionale attraverso l’incontro tra cultura europea e asiatica. Il lavoro si intitola Vuoto e Pieno e utilizza il contrasto tra densità e leggerezza, suggerendo un’idea di equilibrio mutevole e di continua trasformazione.
Per me, la cultura cinese rappresenta un flusso di pensieri ed emozioni, mentre quella europea esprime maggiormente un senso di separazione e ricerca individuale. La mia ispirazione artistica nasce dall’osservazione e dall’esperienza diretta, che lentamente prendono forma nelle opere».
Quali sono state le esperienze più significative durante gli scambi e il lavoro creativo nel Guangxi e in che modo queste hanno influenzato e trovato espressione nell’organizzazione della mostra?
«Molte esperienze mi hanno colpita profondamente, in particolare l’incontro con persone provenienti da contesti molto diversi e il confronto con gli studenti della Guangxi Arts University e della Guangxi University for Nationalities. Nonostante le differenze culturali, studenti cinesi e tedeschi condividevano le stesse domande sul futuro, sull’arte e sulla realizzazione personale e questo mi ha emozionata molto.
Questa idea di collettività ha influenzato il mio approccio curatoriale: in una mostra non conta la singola opera, ma il dialogo che si crea tra tutte le opere nello spazio. Anche l’allestimento è stato pensato in questa direzione, con un percorso fluido e dinamico ispirato alla concezione cinese del movimento e alla struttura dei giardini tradizionali, così da offrire ai visitatori esperienze visive sempre diverse».
Qual era la sua percezione della Cina prima di arrivare e in che modo questa è cambiata grazie all’esperienza diretta, agli scambi sul territorio e al suo lavoro creativo?
«Non sono una persona che giudica attraverso stereotipi e, prima di venire in Cina, avevo già un atteggiamento aperto verso la cultura asiatica, anche se influenzato da una percezione inizialmente critica derivata dal contesto informativo. La mia esperienza in Cina è stata del tutto inaspettata: nonostante avessi viaggiato spesso in Giappone e Corea del Sud, la Cina mi ha mostrato una realtà molto diversa, mettendo in discussione alcune mie convinzioni precedenti.
Nel Guangxi ho incontrato persone in contesti sociali molto diversi, dalle aree rurali a quelle urbane, trovando sempre grande apertura e sincerità. Questo ha ampliato la mia comprensione del Paese e del suo ruolo globale, spingendomi a riconsiderare alcune mie idee sull’Europa e sull’Asia e rafforzando la convinzione dell’importanza dello scambio culturale e del contatto diretto».
Come vede il ruolo dell’arte nei contesti interculturali e in che modo gli scambi culturali possono promuovere una maggiore comprensione e dialogo tra gli artisti?
«Per me l’arte svolge innanzitutto una funzione di autoconsapevolezza: attraverso comunicazione, riflessione ed esperienza emotiva può favorire il cambiamento, creare legami e ridurre i pregiudizi. Allo stesso tempo, possiede una forte dimensione sociale e, in contesti interculturali svolge un ruolo fondamentale nel promuovere la comprensione reciproca e la trasformazione, agendo dall’individuo verso la società.
Per quanto riguarda gli scambi artistici, credo che una comprensione più profonda si costruisca attraverso periodi più lunghi di convivenza e collaborazione tra gli artisti. Idealmente, i soggiorni dovrebbero durare almeno due o tre mesi, così da permettere un’immersione completa sia nella vita quotidiana sia nella pratica artistica del Paese ospitante. I ritmi di lavoro in Cina e in Europa sono infatti molto differenti; per questo è importante che i programmi di scambio prevedano tempi più estesi e un rafforzamento dei legami con istituzioni artistiche, università e musei, oltre alla possibilità che gli artisti ospiti siano affiancati da mentori o collaboratori locali al fine di promuovere scambi più profondi e significativi».



