Nominata dall’Unesco come “Capitale della Porcellana”, la città di Jingdezhen ha una storia di produzione ceramica di oltre un millennio
In origine nota come Changnanzhen (la città sul Chang meridionale) proprio perché sorge sul fiume Chang, la città di Jingdezhen è situata nel nord della provincia dello Jiangxi, un’area famosa per i giacimenti di caolino, un’argilla naturale bianca fondamentale per la produzione di ceramica.
Grazie a questa sua posizione strategica, le prime lavorazioni della ceramica risalgono già all’epoca Han (206 a.C. – 220 d.C.) e Tang (618-907), quando i ceramisti sperimentarono nuove tecniche di cottura e di utilizzo dei materiali.
Tuttavia, il punto di svolta si ebbe in epoca Song (960-1279) con l’imperatore Zhenzong (997-1022) che cambiò il nome della città in Jindezhen, in onore del suo regno, e la nominò fornitore di ceramiche ufficiale della corte imperiale, favorendo lo sviluppo e la diffusione di questi prodotti.
Successivamente, durante la dinastia Yuan (1271-1368) nacque la famosa porcellana bianca e blu (青花瓷 qīng huā cí), caratterizzata dai motivi floreali, simbolo tipico della cultura buddista, e dal colore blu cobalto. Quest’ultimo è frutto degli scambi culturali con i musulmani provenienti dalla Persia che, proprio in quegli anni si stabilirono in Cina e importarono l’ossido di cobalto, elemento essenziale per la realizzazione di questa tipologia di ceramica.
È in questo periodo che la produzione ceramica cinese iniziò ad essere conosciuta in tutto il mondo, anche grazie al contributo della dinastia mongola Yuan, che istituì l’Ufficio per la porcellana di Fuliang con l’obiettivo di perfezionare la lavorazione ceramica e potenziò il commercio marittimo. Questo favorì gli scambi commerciali non solo con l’India e l’Asia Occidentale, ma anche con l’Europa, dove le porcellane cinesi divennero simbolo di prestigio e distinzione sociale.
Nei secoli successivi, in epoca Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911) si svilupparono nuove tecniche decorative attraverso l’utilizzo di colorazioni differenti. Tra queste si affermarono Doucai (“colori contrastanti”) e Wucai (“tecnica dei cinque colori”). In particolare, sotto la dinastia mancese si diffusero lo Yangcai (“famiglia rosa”), influenzato dallo stile Rococò europeo, soprattutto per l’uso del rosa, e lo Yingcai (“Famiglia verde”), impiegato per le porcellane destinate alla corte imperiale e all’esportazione. Proprio in quegli anni, infatti, l’imperatore Kangxi (1654-1722) iniziò a donare preziosi oggetti in porcellana ai sovrani stranieri per consolidare i rapporti diplomatici.
La città di Jingdezhen rappresenta ancora oggi il cuore dell’industria ceramica internazionale ed è considerata il simbolo dell’eleganza e della raffinatezza delle porcellane cinesi in tutto il mondo. Le sue porcellane hanno ricoperto un ruolo di primo piano nella storia artistica e commerciale del Paese, contribuendo alla diffusione della cultura cinese all’estero.
Proprio in virtù di questo profondo legame con la tradizione ceramica, la città di Jingdezheng ospita il Jingdezheng Ceramic Museum, che offre ai visitatori l’opportunità di approfondire la storia locale e della produzione di porcellana. Inoltre, la comunità di Jingdezhen promuove numerosi laboratori di artigianato, aperti a turisti e appassionati, dove è possibile sperimentare direttamente le tecniche tradizionali di lavorazione della ceramica sotto la guida di artigiani professionisti.
Ogni anno, per celebrare l’arte e la storia della ceramica cinese, si tiene la Jingdezhen International Ceramic Fair, un evento internazionale che richiama artisti, artigiani e collezionisti provenienti da ogni parte del mondo. Durante la fiera è possibile visitare esposizioni e partecipare a laboratori pratici dedicati a chi vuole scoprire le ultime tendenze del settore.



