Intervista al professor Li Shan dell’Università Normale di Pechino che, analizzando il “Classico della poesia”, illustra le tradizioni legate alla Festa di Primavera e cosa rappresentava il Cavallo nella Cina antica
Li Shan è un professore presso la Facoltà di Lingue e Letterature dell’Università Normale di Pechino ed è da tempo impegnato nell’insegnamento e nella ricerca della storia e della letteratura cinese antica.
In un’intervista realizzata da China News Service, Li Shan analizza alcuni concetti chiave presenti nello Shijing (诗经, Classico della Poesia), la più antica raccolta poetica cinese, nonché uno dei Cinque Classici confuciani, insieme allo Shujing (书经, Classico dei documenti), Yijing (易经, Classico dei Mutamenti), Chunqiu (春秋, Annali delle Primavere e degli Autunni) e Liji (礼记, Classico dei Riti).
LO SHIJING E IL CAPODANNO CINESE
Tradotto in italiano come Classico della poesia o Libro delle odi, l’opera contiene 305 componimenti che riguardano l’agricoltura, i banchetti, la guerra e il matrimonio e offrono una panoramica sulla concezione della vita e del mondo spirituale nella società cinese antica.
Come spiega il professor Li Shan, nell’antichità la celebrazione del culto degli antenati, come oggi il Capodanno, si svolgeva alla fine dell’anno attraverso una celebrazione chiamata Laji (腊祭) e ben descritta nella poesia Futian (甫田): “Suonando la cetra e battendo il tamburo, adoriamo il dio dell’agricoltura e preghiamo per la pioggia”. Il passo richiama il saluto di benvenuto rivolto alla divinità agricola e sottolinea l’importanza della pioggia per la prosperità delle coltivazioni.
Nell’antichità il Capodanno era un’esperienza molto simile a quella odierna, scandita dallo scambio di auguri e parole di buon auspicio tra le persone. Ne è un esempio la poesia Shan You Shu (山有枢), che richiama l’idea di celebrare il Capodanno con gioia anche in condizioni di povertà, così come la poesia Qi Yue (七月) che recita: “Banchettiamo con il vino e macelliamo un agnello. Saliamo alla sala degli antenati, solleviamo la coppa di corno di rinoceronte e auspichiamo una longevità senza limiti!”. Questo passo, spiega il professor Li Shan, descrive le consuetudini di fine anno, quando le persone preparavano due brocche di vino pregiato, macellavano un agnello e si riunivano per la celebrazione, augurando una “longevità senza limiti”.
IL CAVALLO NELLA CULTURA CINESE ANTICA
A differenza dell’Occidente dove spesso la figura del cavallo è associata al Cavallo di Troia dell’Eneide e di conseguenza è simbolo di cospirazione e inganno, in Cina l’immagine del cavallo rappresenta il talento, lo spirito e l’eroismo cinese.
Considerati già in epoca pre-Qin importante fonte di energia e profondamenti legati a molti aspetti della vita quotidiana, i cavalli, seppur con nomi diversi, figurano in oltre 50 poesie dello Shijing.
Jiong (坰) è considerato il più antico componimento della tradizione letteraria cinese dedicato ai cavalli. La poesia descrive una scena di cavalli dai diversi mantelli che galoppano nei campi, restituendo un’immagine di forza e vitalità. Come osserva Li Shan, il carattere jiong 坰 viene raddoppiato nel testo per enfatizzare la prestanza fisica degli animali.
Durante la dinastia dei Zhou Occidentali, i cavalli rappresentavano la forza nazionale. Nello Shijing compaiono numerose denominazioni per distinguere i cavalli in base al colore del mantello, alle dimensioni, all’età e al sesso. Tra questi, Li Shan fa notare: Yu (驈, cavallo dal corpo nero e bianco), Huáng (皇, cavallo giallo ocra e bianco), Li (骊, cavallo nero puro), Luo (骆, cavallo bianco con criniera e coda nere), Ju (驹, un cavallo giovane o forte), Lai (騋, un cavallo alto due metri), Mu (牡, un cavallo maschio) e Pin (牝, una cavalla).
Il livello di precisione terminologica è tale che i cavalli ricevevano nomi differenti in base alla loro posizione sul carro. Nell’antichità, un carro era trainato da quattro cavalli: i due esterni erano chiamati Can (骖), mentre quelli affiancati al timone centrale erano detti Fu (服).
Li Shan conclude l’intervista sottolineando che la poesia Ji ri (吉日) sarebbe tra le prime a mettere in relazione l’immagine del cavallo (马 mǎ) con il concetto di mezzogiorno (午 wǔ), introducendo così l’espressione “cavallo di mezzogiorno” (午马 wǔmǎ) che può essere considerata una delle rappresentazioni più antiche del cavallo nello zodiaco cinese.



