Il contesto di globalizzazione che ci circonda impone e spinge sempre di più verso l’apprendimento di una o più lingue straniere, le quali spesso possono creare difficoltà in soggetti con dislessia (in cinese shiduzheng 失读症) a causa della presenza di una capacità di decodifica deficitaria che incide sui parametri di rapidità e accuratezza. I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), di cui fa parte la dislessia, coinvolgono le variabili ortografiche, per cui risulta fondamentale prendere in considerazione il fatto che alcune lingue amplifichino le manifestazioni del disturbo di lettura, mentre altre le attenuino. Nel caso specifico del cinese, l’ambiente grafico che circonda gli apprendenti dà modo loro di identificare e leggere sin dall’inizio alcuni caratteri di uso comune che corrispondono a parole del loro vocabolario: l’attitudine a utilizzare lo scritto, quindi, va di pari passo con la conoscenza della lingua e il progressivo arricchimento del vocabolario, il quale, nel caso del cinese, implica la necessità di memorizzare ogni volta nuove combinazioni grafiche. Al contrario, le lingue alfabetiche prevedono che, una volta assimilate la pronuncia delle lettere isolate e le regole alla base della loro associazione, un lettore possa decifrare le parole senza necessariamente identificarne il senso (Alleton, 2012).
Partendo da tali assunti viene spontaneo notare che il percorso di apprendimento della propria lingua madre da parte di uno studente sinofono, anglofono o italofono avviene in maniera diversa e le capacità richieste nel processo didattico variano a seconda delle implicazioni linguistiche, cerebrali e culturali più o meno coinvolte. Grazie a recenti studi (McBride et al., 2020), è stato possibile affermare che uno studente sinofono e uno studente anglofono, entrambi con dislessia, presentano problematiche differenti a causa del sistema linguistico della propria L1: poiché il primo si esprime in caratteri, mentre il secondo utilizza un sistema di scrittura alfabetico, le capacità cognitive impiegate sono di orientamento diverso. Lo studente sinofono presenta difficoltà di lettura e di comprensione, soprattutto nell’atto di associazione del carattere al suo relativo significato; lo studente di lingua alfabetica riscontra, invece, una difficoltà nella produzione orale a causa della presenza di lacune nella riproduzione del suono delle lettere.
Fortunatamente, la sensibilizzazione sulla tematica dislessia e lingua cinese sta crescendo sempre di più grazie all’impegno scolastico e istituzionale che mira alla creazione di progetti sempre più inclusivi. Infatti, in collaborazione con l’Area Disabilità e DSA dell’Ateneo Internazionale dell’Università per Stranieri di Siena e il settore di Lingua e Letteratura cinese è stato possibile condurre uno studio sperimentale, destinato a studenti con esigenze specifiche, relativo alla didattica del cinese come LS, che ha consentito l’elaborazione di un piano metodologico e didattico da integrare all’insegnamento curricolare della disciplina. Il periodo di sperimentazione durato un anno
ha consentito di individuare alcune strategie didattiche funzionali, tra cui: l’utilizzo di schemi esplicativi e riassuntivi per l’introduzione degli obiettivi e degli argomenti da trattare; la creazione di compiti a riempimento mirati per argomento (scelta multipla, cloze); la progressione didattica, partendo da un singolo compito fino ad arrivare al rimpiego in contesti comunicativi più ampi; la presentazione del contesto come chiave per la deduzione del significato; l’adozione di impianti associativi come immagini e traduzioni per facilitare il processo di memorizzazione. Nello specifico, la sistematizzazione dell’operazione di scrittura e la riflessione sulle componenti interne dei logogrammi hanno fatto sì che fossero messe in luce tutte le strategie più utili all’analisi dettagliata del sistema di scrittura cinese e le sue eventuali correlazioni alla fonetica (es. caratteri composti da una componente semantica e una fonetica → mā 妈, mamma → nǚ 女, componente semantica + mǎ 马, componente fonetica). Si evidenzia, inoltre, l’efficacia delle strategie in grado di guidare, anche grazie all’ausilio cromatico e iconografico, all’evidenziazione, scomposizione e analisi dei costituenti della frase (determinante, soggetto-oggetto, predicato, tema di un enunciato e avverbio) e alla composizione scritta.
In conclusione, nonostante le lacune dovute alla dislessia, è fondamentale evidenziare che è possibile trovare un’alternativa alle tradizionali strategie operative, proponendo una via parallela all’apprendimento del cinese, che vada a integrarsi perfettamente con il resto del gruppo-classe. Adottando il paradigma dell’accessibilità glottodidattica, si è in grado di gettare le basi per rompere il muro del pregiudizio morale e valoriale verso i Disturbi di Apprendimento, affermando il principio delle pari opportunità formative e provando a interrogarci costantemente su come promuoverne l’apprendimento attraverso strategie personalizzate che tengano conto delle specificità del singolo, nella difficoltà e nei punti di forza.


