La Cina racconta la sua storia attraverso il mondo cinematografico per non perdere di vista le proprie radici nel periodo di crisi pandemica
Ogni produttore di Hollywood è invidioso del fatto che i teatri e i cinema cinesi siano stati in grado di riaprire in sicurezza: è ciò che ha riferito a Xinhua Jeff Most, produttore hollywoodiano, sostenendo che «la Cina ha gestito la pandemia in modo decisamente migliore rispetto agli Stati Uniti e questo le ha indubbiamente permesso di mantenere viva la sua industria dell’intrattenimento». Difatti, non c’è dubbio che il 2020 sia stato etichettato come uno degli anni più oscuri nella storia della cinematografia e del business del teatro, dal momento che il COVID-19 ha arrestato bruscamente la diffusione della cultura internazionale sullo schermo e sul mercato. Tuttavia, i registi e i produttori di Hollywood guardano con ammirazione la realtà cinese, la quale ha decisamente rifiutato di spegnere uno dei motori culturali di cui va più fiera e che attualmente sta regalando al Dragone degli incassi molto generosi.
Al riguardo, tra gli “ammiratori” d’oltreoceano, vi è Omar Kaczmarczyk, distributore digitale per registi indipendenti, il quale ha sostenuto di essere rimasto colpito in modo impressionante dalla resilienza dell’industria cinematografica cinese, che non ha rinunciato al grande schermo nonostante i rigorosi protocolli del COVID-19. Difatti, il cinema cinese è stato in grado di offrire al suo pubblico uno spettacolo visivo e una narrativa che si sono rilevati vitali soprattutto in questi tempi, dal momento che non solo non hanno arrestato la divulgazione culturale ma, fatto ancora più importante, hanno riunito il popolo intero per mezzo del racconto della sua stessa storia. È bene ricordare The Awakening Age, una serie televisiva che ha destato l’interesse dei giovani cinesi per via del racconto della fondazione e dell’evoluzione del Partito Comunista Cinese. Trasmessa simultaneamente sulla televisione nazionale e sulle piattaforme online a partire dal mese di febbraio, i dati riportano che la serie ha attirato l’attenzione fin «oltre le aspettative», dal momento che non sempre i giovani cinesi sono attratti da argomenti “troppo storici” o dal taglio ideologico.
Eppure, The Awakening Age, legata alla storia del PCC nonché ai temi patriottici, è riuscita a rompere certi stereotipi troppo annosi presenti nella cinematografia della RPC, guadagnando una popolarità non indifferente tra il giovane pubblico, che ha avuto modo di “osservare da vicino” noti personaggi della storia cinese quali Chen Duxiu, Li Dazhao e Hu Shi, nonché Mao Zedong e Zhou Enlai. In tal modo, ha permesso di rispolverare la memoria anche sull’evoluzione di quelle famose riviste letterarie che più hanno contribuito a formare la Cina moderna e a risvegliare il popolo dalla vecchia mentalità feudale tanto criticata da Lu Xun, passando attraverso movimenti cruciali quali il Movimento della Nuova Cultura e il Movimento del Quattro maggio, periodi del primo Novecento cinese che più hanno incoronato una mentalità progressista, plasmando il “temperamento moderno” dei giovani cinesi delle vecchie generazioni.
Pertanto, in un momento privo di certezze come quello che stiamo attualmente vivendo, tale serie televisiva ha permesso al pubblico di raccogliersi e di commemorare congiuntamente la storia del proprio popolo, interrogandosi su dove la Cina si stia dirigendo e su quali nuove strade stia intraprendendo, a partire dal ricordo delle proprie origini.
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