In Cina il tennis da tavolo non è considerato solo uno sport, ma un vero e proprio simbolo di diplomazia internazionale
Sebbene l’origine del tennis da tavolo si faccia risalire agli inglesi, la popolarità del ping pong divenne dilagante in Cina sin dall’inizio del Novecento, tanto che oggi, a seguito di innumerevoli tornei internazionali, i cinesi sono ormai noti per essere dei veri e propri “fuoriclasse della racchetta”. Tuttavia, oltre al talento e alla bravura sportiva, il ping pong in Cina ha radici storiche: difatti, durante la guerra fredda, quando i rapporti tra Washington e Pechino erano turbolenti per via delle dissidenze ideologiche tra gli USA e il blocco sovietico, i due Paesi tentarono di avviare dei rapporti intergovernativi pacifici al fine di mettere da parte le loro ostilità politiche.
L’occasione capitò ai mondiali di ping pong del 1971 in Giappone, a Nagoya, quando il giocatore americano Glenn Cowan non riuscì a salire in tempo sul pullman della sua squadra diretto al luogo dell’evento. I giocatori cinesi, allora, acconsentirono a portarlo con sé, sebbene molti di loro si dimostrassero alquanto diffidenti nei confronti dell’americano. Solo Zhuang Zedong, ex-campione cinese del ping pong, fece amicizia con Cowan il quale, per dimostrargli la sua gratitudine, gli regalò una maglia con sopra il simbolo della pace accompagnato dalla famosa scritta “let it be”. Si pensa che fu questo gesto solidale di “avvicinamento al nemico” che spinse Mao ad elogiare Zhuang Zedong per via del suo “potenziale politico”, tanto che il presidente volle riallacciare con la controparte, dando vita allo storico riavvicinamento con gli Stati Uniti nel 1972, quando Nixon, primo presidente americano a visitare la Cina, incontrò Mao in onore di una partita di “disgelo” organizzata dai due Stati.
Il ping pong, quindi, rappresenta la traslazione sportiva della diplomazia cinese e sebbene i tennisti da tavolo cinesi siano quelli ad aver vinto il maggior numero di medaglie in tutti i campionati, lo sport del ping pong in Cina non si è evoluto a partire da una concezione di “sfida” sportiva tra atleti stranieri, ma come possibilità di dialogo “diplomatico” tra nazioni dalle ideologie diverse.
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