Dopo 32 anni, un uomo ritrova la sua famiglia in Cina. Le indagini meticolose e costanti della polizia cinese hanno permesso questo piccolo miracolo
XI’AN, 18 maggio – Rapito ancora bambino, dopo 32 anni un uomo cinese riabbraccia finalmente i suoi genitori. Nato nel febbraio del 1986, Mao Yin aveva solo due anni e mezzo quando è stato prelevato da alcuni delinquenti all’ingresso di un albergo a Xi’an, nella provincia nord-orientale dello Shaanxi. Il bambino è stato poi rivenduto a una coppia nella provincia del Sichuan, al prezzo di 6.000 yuan. Anni trascorsi a considerare “famiglia” degli estranei, a vivere una vita non sua, nella menzogna. I primi ricordi che poteva avere dei suoi veri parenti erano probabilmente svaniti, diventati un sogno privo di consistenza.
Ma le forze dell’ordine non si sono mai arrese, nel corso di questi lunghi anni. Le ricerche sono continuate senza sosta, fino a toccare più di 10 province e comuni cinesi. Alla fine di aprile, poi, la svolta. Una soffiata ha ricondotto gli inquirenti nella città di Mianyang, dove si sospettava che un uomo soprannominato Gu fosse quel bambino sequestrato tanti anni fa. Ipotesi che è stata presto confermata dal test del DNA, con somma gioia dell’uomo e dei suoi, oramai adulti, fratelli e sorelle.
Secondo un report del ministero di Pubblica Sicurezza, nel 2019 più di 6.300 bambini rapiti sono stati ritrovati grazie alle analisi del DNA. Un ulteriore strumento a supporto delle indagini è poi la piattaforma online Tuanyuan, che dal 2016 ha permesso di identificare 4.385 minori scomparsi in Cina.
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