Una cerimonia di addio per la partenza dell’ultima équipe medica, giunta a Wuhan oltre due mesi fa per combattere il COVID-19. Chiuso anche il Leishenshan
Dopo il lockdown e le innumerevoli sofferenze patite dalla popolazione, dai medici e dai tecnici per oltre due mesi, ieri l’ultimo team di assistenza medica ha lasciato Wuhan. Grande commozione e applausi scroscianti hanno accompagnato il viaggio all’aeroporto di questi eroi, che hanno affrontato la tempesta sanitaria del COVID-19 in quello che è stato il suo epicentro.
Più di 42mila operatori sanitari sono stati inviati nella provincia dello Hubei da tutta la Cina, dall’inizio dell’epidemia. Con il contenimento del virus, le varie équipe hanno iniziato a lasciare la zona il 17 marzo scorso. Ora che la tempesta è stata domata, anche loro, gli ultimi, possono tornare alle loro famiglie.
Con la loro partenza, chiude anche l’ultimo ospedale provvisorio, il Leishenshan, costruito a Wuhan in soli 10 giorni. La struttura, realizzata per sopperire alle carenze sanitarie della città, ha fornito un importante supporto logistico. Le sue centinaia di posti letto, infatti, hanno favorito un contenimento della diffusione del virus, accogliendo un gran numero di pazienti. Un altro, importante, passo verso il ritorno alla normalità.
Normalità che ora anche quest’ultima équipe medica può finalmente riabbracciare. Composta da oltre 180 operatori sanitari del Peking Union Medical College Hospital di Pechino, è giunta a Wuhan il 26 gennaio, in piena pandemia. Sei di essi continueranno a fornire assistenza al personale medico locale nel trattamento degli ultimi, pochi, casi di COVID-19 rimasti. «C’è ancora un piccolo numero di pazienti che non si è ancora ripreso del tutto. Speriamo che possano guarire al più presto», ha detto Guo Fan, un membro del team medico che sta collaborando con l’ospedale Tongji di Wuhan.
In questi lunghi mesi di nostalgia per i propri cari e continuo pericolo per la propria salute, il team ha curato oltre 110 pazienti codice rosso, in condizioni di salute gravissime al momento del ricovero. «Sono stato via da casa per oltre 80 giorni, non vedo l’ora di vedere la mia famiglia», ha detto Guo. Poco prima della partenza, i medici sono stati onorati con una cerimonia di addio tenutasi presso l’hotel dove hanno soggiornato, l’Hotel Zhonghe International. «Hanno lavorato molto duramente. Ho visto spesso molti addormentarsi mentre facevano colazione. Meritano la nostra più sentita gratitudine», ha detto Liu Yanxia, un’aiutante di cucina dell’hotel, che si è allontanata qualche ora dal suo posto di lavoro per salutare i medici.
Liu Chunhong, 56 anni, nelle scorse settimane ha fornito assistenza come volontario al personale medico impegnato alla lotta contro il COVID-19. Insieme a quattro colleghi, ha viaggiato per oltre due ore fino all’hotel. Con voce rotta, afferma: «Il personale medico ha sacrificato molto per Wuhan. Sono venuto qui per esprimere il mio apprezzamento». Armato di penna, lo si vede chiedere ai medici in partenza una firma sulla sua giacca da volontario: «Terrò questo giubbotto permanentemente come ricordo».
Al termine della cerimonia, un lungo corteo ha accompagnato il personale medico all’aeroporto internazionale di Wuhan, che è stato raggiunto alle 10:50 circa. Una folla si è accalcata lungo le vie, una marea multicolore di striscioni e bandierine sventolate con foga. Lacrime di gioia, sorrisi riconoscenti, di chi sa cosa è il dolore: l’ultimo ricordo della città di Wuhan che rimarrà negli occhi e nei cuori di quegli eroi.
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