Zheng He fu un personaggio cinese molto importante, grazie al quale nel XV secolo la Cina riuscì ad estendere notevolmente le sue zone di influenza marittima.
Prima comandante dell’esercito, poi eunuco rispettabile e influente presso il Palazzo Imperiale, venne in seguito nominato ammiraglio dall’Imperatore Yongle e messo al comando di sette grandi spedizioni navali che ebbero luogo dal 1405 al 1433.
Contesto storico
La dinastia Ming governò la Cina per quasi tre secoli, dal 1368 al 1644. Il terzo imperatore della dinastia, Yongle, è considerato uno dei più importanti della millenaria storia imperiale cinese. Sotto il suo comando (1402-1424) la Terra di mezzo rifiorì dopo un periodo di guerra e povertà e la sua influenza si estese su tutto l’Oceano Indiano, arrivando fino al Mar Rosso.
Una delle prime cose che fece l’imperatore fu quella di reinstaurare il sistema tributario, in base al quale i paesi stranieri avrebbero dovuto riconoscere la supremazia della Cina offrendole una serie di omaggi. Questo sistema andava a vantaggio di tutti perché incoraggiava scambi e trattati commerciali e permetteva di mantenere relazioni pacifiche.
Nel 1403 Yongle ordinò che si costruisse un’imponente flotta navale, la Flotta del tesoro. Quindi nel 1405 diede inizio a una serie di importanti spedizioni marittime che solo un uomo astuto, abile e soprattutto fidato poteva comandare. Questo ruolo venne affidato a Zheng He, passato alla storia come il più grande navigatore, ammiraglio e ambasciatore cinese.
Da allora, per circa 30 anni i Ming ebbero contatti diplomatici e commerciali frequenti con più di 30 paesi costieri asiatici e africani.
Vita di Zheng He
Zhenghe nacque nel 1371 nello Yunnan, provincia sud occidentale della Cina. Egli proveniva da una famiglia della minoranza Hui e di religione musulmana. Sia il padre che il nonno erano hajji, titolo conferito a coloro che nella vita compie almeno una volta il pellegrinaggio alla Mecca.
Aveva 10 anni quando, nel 1381, gli ufficiali della giovane dinastia Ming conquistarono lo Yunnan, ultima provincia ancora in mano alla precedente dinastia Yuan. Egli venne catturato insieme ad altri bambini, castrato e spedito nell’esercito Ming.
Venne assegnato alle truppe di Zhudi, principe di Yan. Nel 1402 Zhudi organizzò una rivolta per spodestare l’imperatore in carica Jianwen e salì al trono con il nome di Yongle (letteralmente “eterna felicità”).
Alla rivolta prese parte pure Zheng He che fin da subito si distinse per spiccate competenze diplomatiche e abilità nel destreggiarsi in guerra.
Mandato a servire presso il palazzo imperiale come eunuco, egli strinse importanti amicizie presso la corte. In seguito divenne un esperto nella costruzione di navi, cosa che avrebbe inevitabilmente determinato il suo futuro.
Infatti una volta completata la grande Flotta del Tesoro, Yongle vi pose a capo Zheng He, conferendogli la nomina di ammiraglio e di ambasciatore ufficiale della corte imperiale. Così ebbero inizio la sua carriera marittima e alcuni dei più impressionanti viaggi esplorativi della storia.
Le sette spedizioni
Prime spedizioni (1405-1411)
La prima spedizione navale guidata da Zheng He salpò dalle coste cinesi nel 1405 e vi fece ritorno nel 1407. Secondo le fonti storiche, il viaggio toccò l’attuale Vietnam, la Thailandia, Malacca, l’isola di Java, la costa indiana e lo Sri Lanka.
La delegazione cinese si fece portavoce di messaggi di pace, presentando grandi quantità di doni. Il preciso intento era instaurare vantaggiose relazioni diplomatiche e commerciali e dimostrare la ricchezza e il potere della Cina.
Tuttavia alcuni sovrani non erano troppo entusiasti di queste visite. Per esempio nel 1408, anno della seconda spedizione, il re di Ceylon (attuale Sri Lanka) Alagakkonara, non solo non si mostrò accogliente nei confronti dell’ambasceria, ma tentò addirittura di saccheggiare la flotta del tesoro. Zheng He agì prontamente e catturò il re per presentarlo di forza alla corte dei Ming. Quando Alagakkonara venne rilasciato, gli venne imposto di pagare un tributo regolare alla Cina, cosa che fece senza esitazione.
Durante la terza spedizione, nel 1409, Zheng He arrivò fino a Hornuz nel Golfo Persico e, nel 1411, durante il ritorno in patria approdò sulla punta più a nord di Sumatra.
Le ultime spedizioni (1413-1433)
La quarta spedizione venne inaugurata nel 1413. Fu, secondo gli storici, la più grandiosa delle sette. Questa volta la flotta era composta da circa 250 navi, di cui 63 armate di otto alberi e dodici vele e disponeva di un equipaggio di oltre 27.000 uomini.
Il nuovo itinerario comprendeva la penisola malese, Ceylon e la città indiana di Calicut. La novità era che invece di terminare il viaggio lì come in passato, un distaccamento della flotta si spinse a sud fino a raggiungere il Golfo Persico. Lungo la strada vennero scambiate merci come seta e spezie con i sovrani di molti paesi.
Dal Golfo Persico poi, un ulteriore distaccamento proseguì e approdò in Egitto, costeggiando le terre africane che oggi conosciamo come Kenya e Somalia. Nel 1415, al ritorno in patria, Zheng He portò con sé gli emissari di più di 30 paesi, venuti a portare i propri omaggi all’imperatore cinese. Inoltre trasportò in Cina molti animali esotici come leoni, leopardi, cammelli, rinoceronti, zebre e giraffe che furono causa di stupore e meraviglia.
Durante il quinto viaggio (1417-19) Zheng He tornò a visitare le coste del Golfo Persiano e dell’Africa Orientale, mentre lo scopo del sesto viaggio, il più breve di tutti, era quello di riportare gli emissari stranieri nelle rispettive patrie.
Il 1424 vide la morte di Yongle e la successione al trono dell’imperatore Hongxi, che pose fine alle spedizioni via mare e nominò Zheng He comandante di presidio a Nanchino.
Eppure dopo nemmeno 10 anni, nell’inverno del 1431, la grande flotta cinese salpò per la settima e ultima spedizione. Zheng He si presentò ancora una volta a Java, Sumatra e in altri luoghi del Sud Est Asiatico prima di approdare a Calicut dove morì nella primavera del 1433 all’età di 62 anni. La flotta tornò in Cina nell’estate dello stesso anno. Si dice che durante l’ultima spedizione Zhenghe abbia anche compiuto il suo hajji alla Mecca.
Una svolta storica: il ritorno all’isolazionismo
Come abbiamo visto, i viaggi della Flotta del Tesoro nelle acque occidentali hanno avuto l’enorme merito di ampliare la sfera di influenza politica ed economica della Cina. Il Paese instaurò nuovi contatti e rapporti amichevoli con più di 30 paesi del Sud Est Asiatico, del Golfo Persico e dell’Africa Nord Orientale.
Purtroppo i viaggi compiuti nel corso dei 30 anni, non avevano giovato alle casse dello stato e nemmeno alla difesa militare del suo territorio. Sebbene uno dei principali scopi dei viaggi fosse quello di andare a riscuotere tributi, le entrate dello stato non coprirono mai le ingenti spese delle spedizioni. Oltre a ciò, le incursioni dei mongoli e dei tartari da nord si facevano sempre più insistenti e il potenziamento della difesa dei confini divenne una questione di estrema urgenza.
Il quinto imperatore Ming, Xuande, arrivò addirittura al punto di impedire la costruzione di grandi navi e di vietare che quelle esistenti salpassero nuovamente. Perfino molte documentazioni risalenti al periodo delle esplorazioni navali furono distrutte, per impedire che in futuro qualche temerario potesse riprodurre il progetto.
Fu così che la Cina si ritirò dai mari e chiuse le proprie porte al mondo esterno, confinandosi in una politica isolazionista che l’avrebbe penalizzata e resa vulnerabile nei secoli successivi. Questo avveniva appena prima che le nascenti potenze europee iniziassero le proprie missioni esplorative e di conquista oltreoceano.
La Flotta del Tesoro Ming
Grazie allo scrittore Lou Maotang, che nel XVI secolo redasse una dettagliata cronaca delle spedizioni Ming, oggi conosciamo notizie di fondamentale importanza circa la composizione della flotta imperiale commissionata da Yongle nel 1403.
Tra le imbarcazioni, le indiscusse protagoniste erano 62 gigantesche navi del tesoro (宝船 baochuan), chiamate così perché trasportavano appunto i doni da offrire alle corti dei vari regni, come le famose porcellane Ming.
In base al resoconto di Lou, esse contavano 8/9 alberi ciascuna, erano lunghe circa 140 metri e larghe 50. Rimangono tuttora le più grandi navi in legno mai costruite. Per avere un’idea dell’imponenza di tali imbarcazioni basti pensare che la più lunga delle Caravelle misurava appena 27 metri in lunghezza.
Le navi erano arredate lussuosamente e trasportavano passeggeri di un certo rilievo come astronomi, meteorologi, medici, botanici, e gli indispensabili traduttori e interpreti.
Le navi del tesoro erano accompagnate da navi equidi (马船machuan) per il trasporto di cavalli e materiali di riparazione. Vi erano poi le navi da guerra (兵船 binchuan) con 24 cannoni ciascuna, che non fu quasi mai necessario utilizzare. Seguivano navi minori a vela (坐船 zuochuan), navi da rifornimento (粮船 liangchuan), e infine navi cisterna, che trasportavano scorte di acqua dolce (水船 shuichuan).
Secondo la storica e giornalista Louise Levathes, la flotta dei Ming era così grande che nessuno riuscì a eguagliarla nei secoli a venire, nemmeno i colonizzatori inglesi e spagnoli all’apice del loro potere.
Solo durante la Prima Guerra Mondiale fu possibile raggiungere il record navale imposto dai cinesi, in termini di grandezza e potenza. Questo a dimostrazione dell’avanzato livello tecnologico in campo navale acquisito dalla Cina nel XIV secolo.
Curiosità e misteri
La Stele del Fujian
Nel 1431, prima di partire per la settima e ultima spedizione sui mari, Zheng He e i suoi compagni costruirono un tempio ed eressero una stele in onore di Tianfei 天妃, la Dea dei mari, nella regione del Fujian. La stele è importantissima, in quanto fonte di informazioni essenziali sulle spedizioni. È intitolata ”Memoria della presenza di Tianfei” (天妃灵应之记 Tianfei lingying zhiji) e riporta le seguenti parole:
“Abbiamo percorso più di centomila li (27.000 miglia nautiche) attraversando immensi spazi acquatici. Nell’oceano abbiamo visto onde giganti come montagne che si innalzavano fino al cielo, e abbiamo posato lo sguardo su remote regioni barbariche nascoste nella trasparenza blu della nebbia sottile, mentre le nostre vele, nobilmente spiegate giorno e notte come nuvole, continuavano il loro percorso rapide come una stella […].”
Una stele trilingue
Nel 1911 è stata ritrovata a Galle, in Sri Lanka, una stele trilingue postavi dall’ammiraglio Zheng He nel 1409, nel corso della seconda spedizione. L’iscrizione in lingua cinese, persiana e tamil, riporta una preghiera buddhista e informazioni circa una donazione fatta dalla flotta al tempio Tenavaram. Il reperto è una delle tracce che provano la presenza Zheng He all’estero ed è oggi conservato presso in Museo Nazionale a Colombo.
Festa Marittima Nazionale
L’11 luglio 2005 è stato celebrato il 600esimo anniversario della prima spedizione navale della flotta cinese dei Ming, che partì appunto l’11 luglio 1405. Da allora questa data è diventata ufficialmente Festa Marittima Nazionale (中国航海日 Zhongguo chuanhai ri).
È vero che Zhenghe scoprì l’America prima di Colombo?
Un ex comandante inglese della Royal Navy, Gavin Menzies, avanzò una controversa ipotesi secondo cui durante il sesto dei suoi viaggi Zhenghe scoprì l’America, l’Australia, la Nuova Zelanda e l’Antardtide.
Il libro che riporta i fatti da lui sostenuti è intitolato “1421: La Cina scopre l’America”, e ha avuto un inaspettato riscontro positivo tra i lettori.
In un altro suo libro, “1434: The Year a Magnificent Chinese Fleet Sailed to Italy and Ignited the Renaissance”, Menzies racconta di come l’ambasceria di Zheg He giunse addirittura a Venezia. Secondo lui le conoscenze portate in Italia dai cinesi hanno favorito il fiorire del Rinascimento. Tuttavia a livello di storiografia ufficiale, sia in Cina sia a livello internazionale queste ipotesi sono state ampiamente confutate.
Conclusione
Le spedizioni navali compiute durante il regno dell’Imperatore Yongle ebbero il merito di ampliare l’influenza cinese in numerosi paesi del Sud Est Asiatico, del Golfo Persico e dell’Africa Nord Orientale, ed accrescere così il prestigio della dinastia Ming. Durante questi viaggi i cinesi non intervennero mai militarmente, se non quando incontravano resistenze da parte dei sovrani stranieri o quando costretti ad annientare pericolose attività di pirateria.
Al contrario degli europei, che quasi un secolo dopo avrebbero dato inizio all’era delle colonizzazioni, la Cina non aveva alcuna mira espansionistica. Voleva semplicemente diffondere un chiaro messaggio: l’impero Ming era ricco e potente e come tale esigeva rispetto e riverenza.
Purtroppo la fine dell’epoca delle esplorazioni e la successiva chiusura al mondo esterno non hanno certo giovato al millenario impero cinese. E se invece di isolarsi i Ming avessero perseverato nelle missioni di scoperta? Sarebbero davvero riusciti ad arrivare in America prima degli europei? Fantasticare non nuoce ma una cosa è certa: avrebbero sicuramente riscritto la storia mondiale degli ultimi secoli.
M.G.


